Atteso, aspettato, bramato, desiderato, visto, stravisto, auscultato, osservato, sezionato, pure toccato, maledizione! E il tatto è la stazione di non ritorno della passione e del desiderio: fruscii, carezze e sfioramenti aprono possibilità non ancora dischiuse, un intrigante universo di eleganza unito a un cuore pulsante energia e durata. Una visione in trasparenza di mutazioni, trasferimenti, cambi di paradigma e varianze.
Leggerne, parlarne, comprenderne le potenzialità e immaginarne le possibilità è stato intrigante. Sfiorarne la superficie è stato ammaliante. Pesarne e valutarne i possibili modi d’uso ha permesso di annotare abitudini e forzature, e di tracciare future e nuove possibilità. Scriverne, più volte, da prospettive diverse e con intensità mutevoli, è servito per soppesare e decidere, ma ha impresso al presente un valore instabile, depotenziato.
“Dopo” sarà, “poi” si potrà davvero decidere, fare, pianificare e progettare. Collaborare per la creazione di nuovi prodotti, di nuovi modelli di business e di nuovi format visivi, informativi e collaborativi, nuovi futuri che – per una volta – invece di candidarsi a prolungamenti del presente saranno slanci in una nuova e mutevola sostanza affine a una forma che si è semplicemente appena disvelata. E allora non sarà più mulinare le abitudinarie e ormai stanche, asfittiche e stantie formule e ampolle del marketing, della comunicazione e del domani che ognuno vuol vendere per colmare l’assenza di un presente. Da quel momento in poi sarà possibile coltivare nuove idee, avendo le tecnologie per metterle in atto. Da allora in poi si potranno sperimentare, confrontando e confrontandosi, modelli plausibili di reale innovazione in un presente che potrà assorbire pezzi di futuro a brani, morsi, bocconi quotidiani.
La tecnologia evolve. I leveraggi meccanici sono stati sostituiti prima dai relè, poi dai servomeccanismi, poi dai software: scomponendo gli oggetti nelle singole tecnologie di cui sono costituiti è possibile tacciarne la storia evolutiva, rintracciarne gli antenati e a volte prevederne gli sviluppi. Ma a volte esistono salti di continuità, cambiamenti di paradigma che strappano la tela evolutiva creando un prima e un poi. Il nuovo ecosistema che Apple sta disegnando basato su touch, connettività, always on e – probabilmente – cloud computing è uno di questi momenti. Si sta per aprire uno scenario diverso, un mondo di infinite forme bellissime digitali, che cambierà le nostre abitudini, le nostre case, il nostro modo di accostarci all’informazione, all’entertaiment, all’istruzione, al lavoro.
Le leggi meccanicistiche che hanno regolato il nostro tradizionale rapporto con le tecnologie dell’informazione, dalla stampa all’informatica, stanno per variare in un valore cognitivo fondamentale, quello dell’interfaccia, il nostro sistema di relazione con le cose e le persone. La trasformazione delle tecnologie nella società contrmpoanea può contribuire pesantemente a ridefinire il ruolo di concerti quali “società” o “cultura”. Nuove logiche produttive, nuovi principi di diffusione della conoscenza: condivisione, cooperazione e democraticità. Domani più di oggi starà a noi decidere in che direzione pilotare questa mutazione. E domani, dicono dal negozio, domani dovrei avere il mio, unicamente mio, iPad. Alla prossima.
(Il prossimo Torsolo, su Applicando)
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