Non sentite un po’ la mancanza degli how to, delle tips & tricks, dei consigli un po’ arroganti degli amici smaliziati e delle scorciatoie trovate per caso? Sì, certo, ci sono ancora: anche qui su Applicando trovate ottime pagine di consigli e di aiuti ma quello spirito avventuroso, frescone e un po’ sguaiato, a metà fra la retorica narrativa del Barone di Munchausen e la malizia saputella e tamarra da commissario Monnezza non c’è più. Se ne è andato come se ne vanno tante componenti del costume, destinato per sua natura a trasformarsi perennemente in passato, ma da queste parti – fatte da sempre di scontri fra bande e sfide al gusto di testosterone – quel gusto di arrivare, sbattacchiare sui tasti e dire: beh, e ci voleva tanto? manca.
Il fatto è che è diventato tutto più facile, dannatamente facile! Avete scattato una foto panoramica splendida ma con un maledetto cavo dell’alta tensione incorporato? Una volta si lavorava un paio d’ore con Photoshop, poi sono bastati dieci minuti (sempre con Photoshop), ora ci vuole un attimo, con iPhoto o, in modo ancor più secco e quasi grossolano, con applicazioni per iPad come TouchRetouch: basta passare un dito e il problema è risolto, in pochi secondi.
E sono cambiati i prezzi: recuperare un hard disk con un Norton Disk Doctor qualsiasi era un’operazione che valeva milioni di miliardi e la possibilità di richiedere favori assoluti all’amico coinvolto: ora ci sono decine se non centinaia di siti che offrono spazi di backup gratuiti. Basta un po’ di attenzione. E Photoshop costava una schioppettata mentre oggi… beh, continua a costare una sberla (anche se in termini relativi non stiamo andando male) ma il citato TouchRetouch costa ben 0,79 centesimi.
Facile e a basso costo: la prima cosa è molto Apple, la seconda meno, ma per una volta bando al denaro e alla viltà del soldo. La domanda è diversa, ed è: facile cosa vuol dire? In perfetto stile Apple vuol dire spostare più valore sulla creatività che sulla tecnica. Ma in un mondo connesso ha una traduzione diversa: in realtà quell’aiuto, quella mano salvifica è cambiata. Non è più l’amico ispirato e brufoloso, ma è l’enorme mole di informazioni, esperienze e consigli rintracciabile in Rete. La condivisione è il reale spartiacque fra il passato e il presente, a cavallo dell’evoluzione tecnologica e a latere di un passaparola che consente lo sviluppo di un modello di fruizione e di economia diverso.
Economia: il fatto che spesso il business model sia un punto focale dei discorsi sulla modernità informatica non è, di nuovo, casuale. Come la musica, anche l’industria del software sta facendo i conti con necessità e scopi diversi, propri e della sua utenza. L’economia del dono,la generosità della rete e la teorizzazione del free sono strumenti di analisi sociologica molto importanti, ma in questo momento le stesse scienze umane sono, stano divenendo, computazionali: la quantità di dati sociali disponibili consente analisi, previsioni, piani e modellizzazioni solo pochi anni fa impensabili.
La connessione porta conoscenza e ricchezza culturale. In tutto ciò attori tecnologici come Apple sono rimasti, conquistando anzi posizioni di indubbio privilegio, altri come Google sono arrivati, creando ricchezza e legami. Speriamo che, nel dibattito sulla connessione e sul suo valori, i partner necessari alla diffusione della connettività, e quindi della conoscenza nel nostro Paese, abbiano la forza, ma soprattutto la voglia, di investire in ricerca. Considerando tutti noi come attori necessari e non come clienti. Attori principali del modello Apple sono stati, e siamo, tutti noi: quelli che consigliavano e che ora bloggano, quelli che risolvevano e ora indicano fonti e siti. E lo rimaniamo. Aziende italiane: fate un po’ di Mela-C – Mela-V. È semplice, e non è un brevetto protetto da copyright. È un consiglio vecchio stile, un po’ alla Munchausen e un po’ alla Monnezza: ma statelo a sentire. Alla prossima.
(su Applicando di settembre)
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