Va a finire che si torna alle solite cose, amico mio… e ai solito torsoli.
Non sorprende che recentemente Apple abbia messo online alcune pagine per illustrare il miglior uso dell’iPhone secondo tracce tematiche strutturate: anzi, semmai sorprende il fatto che non lo abbia fatto prima. La sezione del sito, intitolata non a caso iPhone Your Life individua precise aree in relazione alle diverse possibilità di… diciamo interazione: Around Town, World Travel, At Home, Getting Things Done e per finire Fun & Games.
È un fatto che l’iPhone sia molto più “i” che non “phone”: dà il suo meglio non tanto nelle telefonate e nella messaggistica ma nel permettere una comunicazione e una presenza online sempre più ampie, aprendo all’utente in mobilità canali ben più complessi dell’idea che a suo tempo ebbe il nostro buon Meucci di “telefono”. L’esperienza d’uso consente infatti interazioni che definire infinite è sicuramente entusiastico (ma insomma perché no), che dire incompatibili con la durata della batteria è sicuramente tranchant (ma oltremodo realistico), e che chiosare come purtroppo difficili in relazione ai piani telefonici commercializzati in Italia è nuovamente dire una cosa abbastanza vera (anche se come sempre va parametrata in relazione alle capacità di spesa). Diciamo che personalmente li trovo indecenti e amen.
E comunque: burberi tecnocrati o entusiasti pagliacci (come noi), iperbolici cresi o miseri poveracci (come noi) le possibilità vanno conosciute per essere almeno provate una volta nella vita! Ma l’iPhone è andato talmente oltre rispetto l’usuale tran tran del possessore di cellulare-smartphoner-coso da rischiare di rimanere un oscuro oggetto del desiderio pur avendolo acquistato. Il successo dell’iPhone è in buona parte dovuto all’apertura agli sviluppatori terzi e all’Apps Store, ma chi – parlando di un’utenza media, informata ma non addentro ai temi complessi della digital life delibata nell’accezione più moderna, che è quella imbracciata dall’iPhone – ha la voglia, la conoscenza di base, il tempo soprattutto, per seguire a ritmo di uscita le novità legate all’ecosistema Apple?
A latere di una base storica di utenti nerd-tratto-geek in perenne ed estatica adorazione di forum, blog, news tecniche e altri simili oscuri vaticinii, esiste una base di utenza con quel po’ di passione in meno, quel po’ di età in più e quel poco e basta di tempo a disposizione che, attratta dal marketing e dall’alone di gadget del momento creatasi attorno al telefono più chiacchierato di sempre spesso non è andata oltre le applicazioni previste di default, neppure comprendendone sino in fondo i possibili utilizzi e, quindi, tanto meno si è gettata a corpo morto a caccia di utilità che potrebbero – aita! – mutare abitudini, comportamenti, fondamentalmente l’attitudine di base nell’utilizzo di un cellulare-smartphoner-coso, ovvero dell’iPhone, vero netbook made in Cupertino, altro che MacTablet e photoshoppamenti vari!
Un problema che potrebbe essere un’opportunità, riguardando sicuramente l’utenza più business, quella che maggiormente potrebbe godere delle novità introdotte dall’iPhone, che però è anche quella storicamente (in Italia ma non solo) più debole tecnologicamente. Un’utenza che se sa mandare una mail, usare (malamente) Google ma sicuramente non sa configurare un Blackberry e proprio per questo potrebbe essere felice di godere dei vantaggi di semplicità d’uso dell’iPhone. Ma poi bisogna dir loro quante cose si possono fare, con l’iCoso.
Già, perché manager imbolsiti a parte, esiste comunque una differenza profonda tra la semplice familiarità con le tecnologie e il loro utilizzo quotidiano e una crescita consapevole della propria digital life: sono due estremi, a ben vedere, che occorre trattare singolarmente con la dovuta attenzione. Anche un ambiente di lavoro come quello che da sempre Apple propone, con una bassa curva di apprendimento e immediato valore d’uso, necessita – per dare il meglio – di una digitalizzazione consapevole. Banalmente, di informazione. Cosa che a Cupertino immagino sappiano e intendano perseguire, essendo anche una buona base per possibili switcher.
Bene che Apple stia intervenendo insomma! Anche perché, tornando all’italico suolo, la scelta del canale di commercializzazione – gli operatori telefonici, ovvero il peggio, l’orrendo e il pessimo miscelati per incapacità di customer care e professionalità – non è stata sicuramente un modo per portare il “di più” dell’iPhone sul mercato. E purtroppo, nel solco di una tradizione ormai consolidata, le pagine iPhone Your Life sono a ora disponibili solo in versione inglese. Qualcuno ha il numero di Jobs? Così, tanto per dargli uno squillino e ricordargli che ci siamo anche noi, quei vecchi e testardi italioti alle prese con le pizze, i mandolini, le nozze coi fichi secchi, una secchiata di burocrazia per ogni cosa e tanti simpatici call center… Già: forse non è solo colpa di Apple. Ma, a proposito di Apple, non c’era anche una cosa chiamata Apple Italia? Ah, saperlo…
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