A me forse toccherebbe spiegare perché non c’è il sito ma è, come si dice, storia lunga. Comunque: con Antonio, Andrea, Enrico (e Clay) abbiamo condiviso una piccola indagine, fra il divertissement, l’alfabetizzazione e il tentativo speriamo riuscito di dare un disegno di scenario, sui social network e alcune delle loro possibili evoluzioni pubblicata su Oxygen, un quadrimestrale edito da Codice Edizioni in collaborazione con Enel dedicato ai temi della ricerca scientifica. In mezzo a cotanto parterre, mi sono esiliato timidamente nella rubrica HiTech, con un pezzo giramondo che parte da Chris Anderson e dal suo prossimo libro (che ahimé non faremo più noi…) per arrivare ad… Anderson, passando da Android. La rivista, so di non essere credibile come parte in causa, merita: datele comunque un’occhiata, se la trovate in libreria. Abbiamo cercato un linguaggio anche grafico nuovo, diverso da quello che una rivista di scienza ha abituato – purtroppo – a proporre. A breve spero meriterà anche un sito. Per ora ecco qui quanto!

android
Il web cambierà il mondo. Non è una novità. Inaugurerà un nuovo tipo di economia. Anche questa non è una novità. La freeconomics, l’economia del gratuito: «Non una scelta ma una necessità a partire dalmomento in cui l’esborso primario di un’azienda diventa qualcosa che abbia a che fare con il silicio ». Questa è una novità. Soprattutto se a sostenerlo è Chris Anderson, direttore di “Wired” e padre della teoria della coda lunga, che nel suo ultimo libro Free (non ancora uscito ma anticipato da un lungo articolo pubblicato proprio su “Wired”) disegna lo scenario possibile e non utopistico di un’economia che vira verso il gratuito.
Android, il sistema operativo per telefoni cellulari diGoogle appena rilasciato, è gratuito. La piattaforma deriva da Linux, con una serie di librerie dedicate come il database SQLite o SGL e Open-GL, un “application framework”, laDalvik virtual machine (una Java Virtual Machine modificata) come ambiente di runtime e una serie di applicazioni preinstallate – browser, rubrica, calendario e tutti i servizi di Google, ovviamente. Poco chiaro? Sì, ma chi ha provato l’unico telefonino che per ora lo adotta, il T-Mobile G1 (179 dollari con un contratto di due anni) è rimasto impressionato dalle possibilità di navigazione e accesso ai servizi rete. Android, inoltre, è accompagnato – conformemente almodello lanciato da Apple con l’iPhone, da uno store, l’AndroidMarket, dal quale è possibile scaricare applicazioni per le più varie necessità. Anch’esse gratuite. La stessa genesi di Android è di per sé anomala: anziché da un lavoro di una equipe chiusa, Android nasce da un concorso (naturalmente indetto da Google), l’Android Developer Challenge: 10 milioni di dollari (quasi 7 milioni di euro) per chi avesse realizzato le più utili e accattivati applicazioni per la nuova piattaforma. Un prodotto non imposto ma realizzato dai suoi stessi utenti finali, in qualche modo. Un approccio completamente nuovo e diverso, in un mercato saturo come quello della telefonia, dove l’entrata di un nuovo player viene quindi sempre analizzata con attenzione: tanto più se questo si chiama Google, la Big G di Sergey Brin e Larry Page, i moderni ragazzi prodigio, e soprattutto se diversamente dagli altri contendenti si tratta di un software gratuito e aperto alle modifiche da parte degli utenti. Questa è la vera innovazione: non lo è certo il terminale, l’hardware, l’oggetto fisico che ci consente di utilizzare Android – il Gphone, come è stato battezzato ancor prima del suo lancio, si sviluppa in orizzontale, con una tastiera estesa a slide e schermo ampio, con un vago sapore retrò.
Insomma: è bruttino, ma altri produttori si stanno facendo avanti, in primis il colosso Motorola, perché il cuore del progetto non è
l’hardware, che arriverà: è il software. Android propone un modello di business distante anni luce da quello, per esempio, di Apple e del suo iPhone.Cosa sta succedendo, dunque? L’obiettivo di Google non è colpire col design, ma quello far usare internet almaggior numero di persone possibile. RichMiner, manager di spicco della divisione Mobile di Google, è stato molto preciso: Google intende rendere Android “il” sistema operativo, così come Google è “il”motore di ricerca. Entrambi gratuiti. Perché? La risposta è semplice, in fondo: ci sono più di 3 miliardi di cellulari in funzione, e ogni anno il ricambio supera la soglia del miliardo, contro i 200 milioni di computer. Sono di fatto l’unico vero dispositivo tecnologico universale esistente, con il quale ormai più che telefonare si accede alla rete e ai suoi servizi. La piattaforma ideale per Google, che ha il controllo di circa il 70% del mercato pubblicitario in rete. E torniamo ad Anderson: nella nuova economia della rete, gratis può essere sinonimo di business.
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