Lungo articolo di Stefano Carli su la Repubblica di oggi per annunciare lo sbarco dell’iPhone sul nostro mercato. A parte un (tentativo di) rilancio d’immagine del top manager italiano, l’articolo si focalizza su una lunga e dettagliata analisi delle motivazioni per cui Apple avrebbe, convinta dal Nostro, mutato strategia oppure sul fatto che Apple avrebbe cambiato strategia e il nostro si sarebbe trovato lì per caso… non si capisce. Quel che si capisce è che:
2) L’accordo con Telecom Italia non si baserà sulla ‘revenue sharing’: niente più percentuali sul traffico ma un prezzo di vendita più alto. E non di poco.
Ma di questo – ovvero che costerà di più a noi – e del fatto che in mancanza di un chiaro piano tariffario che leghi operatore e telefono in una configurazione (possibilmente flat o comunque passibile di un’economia decente) sempre a noi toccherà pagare di più, si è deciso di non dare spiegazioni. Amen. Dato non interessante. Noi pagare. Basta.
Quindi: complimenti a Jobs, che si arricchirà sempre di più, al Nostro Top Manager per essersi-voluto-trovare-per-caso al posto giusto e speriamo che un blogger di passaggio – volontariamente e senza tesserini e iscrizioni all’ordine dei giornalisti (Grillo con il prossimo V-Day dedicato all’informazione farà anche un’operazione populista e demagogica, ma viene una voglia…) trovi la voglia di spendere un paio di parole al riguardo (tipo: lo compro adesso – in questi giorni in Inghilterra o in Germania è scontatissima la versione Edge – lo cracco e lo uso come un telefono +iPod e per navigare spero in un wifi… oppure qualcosa di più intelligente ma adesso non mi viene…). Ah, il tocco del Nostro è evidentemente di lunga durata ed effetto, e coinvolge anche le raffinate penne giornalistiche nostrane. Infatti il pezzo si chiude con una singolare concordanza grammaticale:
E Telecom Italia si è trovato al posto giusto nel momento migliore.
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