iPad

Esattamente come in molti se lo aspettavano, molto meno caro di quanto in molti sospettavano, con un iWork in più e forse qualche accordo editoriale in meno: come e-reader gioca un’altra partita rispetto al Kindle. Partite diverse, pubblici diversi, quantità diverse: detto un po’, come dire, in poche e semplici parole, il Kindle manterrà la sfera dei forti lettori, un pubblico con voglia di spendere in libri, che apprezza o comunque apprezzerà il fatto di non dover cambiare appartamento per poter comprare la nuova edizione di non importa cosa (Shakespeare, Simenon, Potter, fate voi) e che tiene a un’esperienza di lettura durevole, di ore ed ore che solo l’e-ink al momento può garantire. Ha dalla sua un’esperienza come Amazon, che Apple non è in grado di ripetere. L’iPad conquisterà invece i mercati dei magazine, dei giochi (pensatelo in mano a un ragazzino…), delle graphic novel, dei fumetti (Marvel vi dice niente, tanto per fare un esempio non casuale?), ha enormi possibilità di espansione nel mercato educational e chi ha molto bisogno di mobilità non potrà farne a meno: ucciderà i notebook. Io, nel dubbio, Kindle e iPad li parcheggerò nello stesso zaino! Apple non è più solo Mac, non è più nemmeno solo Jobs, considerando come il keynote è stato organizzato e forse non è più nemmeno un brand (cosa che qui si sostiene da tempo) o un produttore di computer (idem): come Steve ha tenuto a dire ricollocandola sul mercato, è una mobile company.

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Ha (quasi) ragione Massimo: l’attesa, al solito spasmodica, per il prodotto – che si chiami iSlate o iCoso non importa – meraviglioso e rivoluzionario, che Apple presenterà tra pochi giorni, in realtà cosa nasconde? Insomma: cosa diavolo possiamo aspettarci da quella giornata tanto da farla rimanere epocale nella storia del giornalismo, della distribuzione dei contenuti, della loro digitalizzazione?

Certo, viviamo un momento cruciale e di passaggio, ma come sempre la tecnologia evolverà per avvicinare l’uomo ai suoi bisogni, e prima o poi quello che abbiamo visto in molti concept – come quello di Mag+ – diverrà semplicemente realtà. E quel momento di stupore e meraviglia sarà in realtà ascrivibile a uno dei tanti attimi in cui i vari concept hanno svelato-anticipato caratteristiche sui notri schermi in questi giorni.

Allo stesso modo, se la tecnologia evolve a partire dalla combinazione di elementi preesistenti, anche il più innovativo dei device non potrebbe che unire cromosomi e gameti di altre tecnologie: l’always on gratuito (Kindle docet), un ebook store (l’iTunes Store, l’App Store e tutti gli altri store sorti a imitazione e somiglianza sono lì di fronte a noi), una trascrizione digitale dei contenuti (Mag+ e altri, appunto).

Certo: arrivare alla tecnologia figlia delle tecnologie madri è pur sempre un parto, e quindi comporta investimenti e un po’ di dolore, e poi tanta felicità. Ma se Apple arrivasse prima, come spesso le è capitato proprio per la sua capacità di tracciare la linea corretta fra mezzi e fini, fra tecnologie esistenti e aspettative del pubblico in un preciso momento, lo farebbe – lo farà – al solito tramite ottimizzazioni e letture coerenti di uno scenario che in molti abbiamo di fronte, senza sostituirsi agli attori primari, ma tracciando la linea di raccordo fra stinte primedonne ancora sulla scena in teatri disadorni e un pubblico che chiede altro.

Io credo che quello che molti si attendano da Apple non sia tanto un device, piatto, ultrapiatto, con una batteria (ma si potrà cambiare o no?), di durata infinita  e uno slot per i collegamenti con questo o con quello, ma un modello di fruizione e  di business realizzato: quello che davvero tutti stanno cercando, proponendo novità in termini relativi, sondando attraverso analisi quantitative e di sviluppo. Lo vogliono, lo vogliamo lì, di fronte a noi.

L’attesa non è tecnologica, o almeno non è solo fatta di questo: le anticipazioni di altri tablet e altri ereader, avvenute in questi giorni, sono passate molto sottotono perché coperte dal clamore tossico e anticipatorio del possibile figliol prodigo made in Cupertino, ma anche perché sono semplicemente oggetti tecnologici. Il Kindle ha candidato un modello, il Nook ci ha provato (chiedere a David Pogue se riuscendoci: lo sbeffeggiamento on line è la prova evidente di cosa si rischia, al momento), Apple potrebbe – dicono – riuscirci.

In questo tutti sono-siamo pari: anche gli stessi concorrenti attendono la strada, la guida, un’indicazione.

L’iSlate, sono convinto, sarà un prodotto tecnologicamente coerente con il meglio dell’innovazione attuale, sarà costoso, sarà figo, sarà fighissimo, anzi, e in molti lo vorranno ma per farci cosa? Ecco: cosa Apple ci vorrà far fare? Forse sarà un flop, forse no, ma tutto ciò non sarà dovuto alla tecnologia, ma al business. Comunque sia chiaro: appena esce lo compro, eh!

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