Già, perché Apple funziona così: un rumore di fondo perenne, continuo, senza soste, mai ufficialmente alimentato ma neppure smentito se non con dei secchi “no comment” che nella logica querula e sbombellata del marketing appaiono subito come spunti per dei possibili sì, yes, we can! Ops, no, questa è un’altra cosa (ma non c’è forse stato chi ha paragonato Apple a Obama?). Meglio portarsi avanti con il lavoro, dunque, e quindi: a quando l’iPhone 3.0? Altro che AppleInsider, al bando quei dilettanti di Cult of Mac! D’altra parte da questo punto di vista sono da sempre tutt’altro che un perfetto utente Apple, anzi: dopo aver resistito all’iPhone 1 in attesa dell’iPhone 2, passando attraverso una severa crisi di coscienza in occasione dell’abbassamento dei prezzi e un momento di smarrimento dovuto al maligno iPod Touch (che, si sa, considero un prodotto meraviglioso!) sono ancora qui, felice – per altro – possessore di Nokia E61! Già: se mai qualcuno a Cupertino si accorgesse dell’esistenza dell’Italia, e poi ancora di Applicando, e infine dei suoi miserabili collaboratori, rischierei la gogna o la condanna all’utilizzo a vita di un Quadra! Stavo per scrivere Win-something, la naturale gogna dell’utente Apple storico, ma si sa, i tempi son cambiati, e soprattutto è cambiata Apple, più protezionista che mai, davvero ai limiti dei bei tempi del Windows-like visto come fonte di ogni male e origine di ogni perversità di ritorno!

Oggi è stato anche il ritorno dell’applicazione della teoria dell’annuncio ai massimi livelli. L’iPhone uscirà a luglio, mobileme.com è in preorder ma non c’è e per le nuove apps bisognerà attendere ancora qualche settimana. Ma eccoci tutti qui a scrivere, benedicendo o maledicendo ma comunque creando e fomentando quel rumore di fondo di cui si parlava all’inizio! E intanto la mia configurazione inizia a colorarsi di destino: dopo aver resistito all’iPhone 1 in attesa dell’iPhone 2, e sia maledetto l’iPod Touch anche se meraviglioso, mi toccherà ancora aspettare sino a luglio, sperando nel frattempo che Telecom & Vodafone e chissà se pure 3 non mi gabbino con tariffe sibilline e soprattutto care: perché stavolta mi sa che me lo compro, ‘sto maledetto iPhone!
Ci sono cose che uno fa per passione: ma se occuparsi di tecnologia e delle modificazioni che la tecnologia crea nelle nostre percezioni e nella nostra quotidianità è una passione e un po’ anche un lavoro, non ci sono scorciatoie possibili a quello che in fondo cerco di fare al meglio nel momento in cui parlo di tutto ciò: il consumatore. E da buon consumatore reale – ché qui nessuno ha mai regalato nulla e nessuno soprattutto ha mai chiesto nulla – che deve valutare per bene i suoi acquisti credo che ora ci siano alcune qualità interessanti.
Questa volta Jobs ha mostrato di aver ascoltato più che “inventato”: l’insieme delle novità presentate oggi è per la maggior parte una risposta fatta di banale accondiscendenza alle critiche poste sin dall’inizio dai geek più attenti. La lentezza del 2G, il costo eccessivo, la chiusura all’esterno: neppure il carisma di un leader come Jobs ha potuto nulla contro impertinenti risatine di fronte alle dimostrazioni della maggior velocità del protocollo 3G rispetto al 2G (chi l’avrebbe mai detto, vero?) o a seguito di affermazioni come: “The number one reason people didn’t buy iPhones is because they just can’t afford it (56%)”. Saremo banali, ma l’importanza della leva del prezzo forse non abbisognava di studi statistici raffinati… Un passo in avanti: l’insieme delle novità presentate oggi è davvero poca cosa. Un nuovo modello di iPhone in fondo molto simile al vecchio, le cui caratteristiche erano se non note, desumibili, accompagnato da una sfolgorante e noiosissima serie di dimostrazioni di applicazioni e giochi (credo che qualche pisolino ci sia stato anche fra le prime file, tanto non era neppure Jobs a presentare…) e da un paio di chicche invece abbastanza interessanti: mobileme e il gps.

Da qualche tempo, i famosi tempi “non sospetti”, sostenevo che il futuro di Apple sarebbe passato attraverso un ripensamento di uno dei pochi veri fallimenti dell’ultima decade, quel .mac che non aveva più alcuna ragion d’essere (non più di Pages per altro, ma oggi è “il” giorno di Apple, e quindi sarò buono) e che è stato finalmente rivisto: la funzione push proposta – almeno da quel che si può capire – pare essere concorrenziale economicamente e valida per chi come me abbia esigenze di gestione e sync in parte ricostruibili attraverso un insieme di terze parti ma complicandosi un po’ troppo la vita, diciamo un utente evoluto ma non con esigenze business (per le quali l’apertura a Exchange è stata un banale obbligo di mercato, altro che un’innovazione!). Push, email, calendari, contatti… interessante, anche se non regalato, giacché i 99 dollari sappiamo già seguiranno la legge del cambio di Cupertino e varranno quindi 99 euro, ma anche avere un Blackberry ha i suoi costi. I 20 Gb di stoccaggio lasciamoli perdere, servono veramente solo a email, contatti e calendari, a questo e non ad altro: la mia mail “pesa” circa 6 giga, e in qualche modo mi serve tutta, il perché saranno anche fatti miei e del mio modo di lavorare, per le foto esiste una cosina chiamata Flickr e 20 Gb li riempo in dieci minuti circa e… si potrebbe andare avanti all’infinito ma, come detto, è il giorno di Apple e fra poco pure il compleanno dell’iPhone, quindi… serenità!
Il terminale pare aver raggiunto la maturità necessaria per un utilizzo pro: sulla veridicità dei test presentati oggi ci sarà certamente da ridire e non mi candido certo io a farlo, ma l’insieme di usabilità globalmente intesa, durata della batteria et varie, grandezza e risoluzione del video, caratteristiche intrinseche (dal Gps alla possibilità di accrescere attraverso le apps le possibilità di utilizzo) e il fatto non proprio ultimo di avere un solo oggetto in tasca che svolga più funzioni (lettore mp3, telefono, minifotocamera di emergenza eccetera) mi paiono interessanti. Su mobileme farò a suo tempo tutte le valutazioni del caso (sono anche fottutamente restio alla spesa… un po’ tirato, ecco) ma è interessante anche solo il fatto che possa pensarci.
Certo: e le Google Apps? E tutta la Mozilla family (ché qui mica si usa Safari…)? E i mille client Linux? Ma oggi era la grande giornata di Apple, non la grande giornata della tecnologia! Quella esiste solo nelle nostre sinapsi nei rari momenti in cui riescono a scattare senza essere intercettate dai meccanismi miasmatici della comunicazione e del marketing, non al Moscone Center: Apple è business, e oggi ha mostrato di saperlo fare. Bene, molto bene, straordinariamente bene: il primo iPhone a prezzi assurdi sarà comunque sempre ricordato come il regalo di una dea agli occhi di chi pure lo ha atteso in code interminabili durate giorni, tutto quanto oggi annunciato – in sintesi l’accoglimento di un anno di critiche – sarà vissuto e interpretato da mille fanatici esegeti come uno straordinario momento di innovazione, e tutto ciò mentre il Touch vende sempre di più e il fenomeno Apple cresce a colpi di variazioni a due cifre delle quote di mercato. Grazie ai prodotti che produce, ma in qualche modo anche a loro dispetto, Apple rappresenta sicuramente uno dei migliori modelli di business del momento. Pesantemente radicata in un modo di fare impresa che andrà probabilmente pian piano scomparendo ma in questo campo del tutto maestra, capace di usare come nessun altro le leve dell’immaginario e del marketing più evoluto attraverso la sua capacità più invidiabile, giungere a ingegnerizzare e rendere disponibile in modo semplice e intuitivo quanto in quel momento “serve”, visionaria nel proporre un futuro simile a quello dell’immaginario dei migliori prodotti di fantascienza: ovvero un futuro simile, se non identico, al presente, un futuro di cui si può entrare in possesso a colpi di acquisti su un Apple Store. L’iPhone rappresenta uno dei momenti più eccelsi del grande lavoro degli headquarters di Apple. Ingegneri, comunicatori e quant’altro uniti nell’incredibile impresa di progettare un oggetto che raccogliesse in unico piccolo monolite tutto quanto poteva ruotare attorno a un cellulare in un’ottica genialmente bifronte: il lato fashion a incontrare quello più geek, la civetteria coniugata con l’utilità, lo status symbol più puro – per censo e non solo – avvicinato gradualmente a icona a disposizione del grande pubblico, necessità di organizzazione di dati sempre più cogenti e presenti nella quotidianità sposate alla semplicità derivante dalla semplicità proposta da un ecosistema. Che poi tutto ciò sappia di protezionismo, di controllo e appropriazione dell’utente è secondario, e non sta sicuramente nelle colpe di Apple: che sa progettare bei prodotti, sa un po’ meno farli costruire nei posti giusti (gli ultimi modelli hanno molte più pecche dei prodotti Apple di una decade fa), ma soprattutto sa bene come venderli e infine – va detto secco – sa, in una parola, fare soldi e impresa! Bene, straordinariamente bene! Tanto che a volte vien da pensare che se noi tutti facessimo i consumatori (e non i fanboy) quanto Apple sa proporre prodotti, l’incontro sarebbe – oggi siamo buoni: è – perfetto!
Da domani toccherà attendere annunci di poveracciate come Telecom (qui trovate le prime dichiarazioni di un tale che forse riconoscerete), Vodafone e compagnia: stasera mi godo l’idea che fra poco avrò, finalmente anch’io, il mio iPhone! Sarò, per qualche ora, un consumatore felice!