Inizio e fine del video sono valide anche per TIM, naturalmente: risentire, nella parte centrale, Jobs ripetere una delle frottole commerciali più inutili del secolo è in sé istruttivo! Sottotitolato per non udenti e scarsamente inglisc!

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Questa sarebbe bella:

Dopo Tim e Vodafone anche 3 entra nel great game dell’iPhone. Lo ha annunciato al Sole 24 ore Vincenzo Novari, amministratore delegato di H3g. Grazie a contatti via mail portati avanti direttamente con Steve Jobs, 3 si sarebbe assicurato per settembre il prestigioso cellulare di Apple.

Secondo Novari il ritardo sarebbe dovuto “solo a un problema di tempo: per il lancio estivo il coordinamento poteva funzionare, secondo loro, solo con due operatori”.

Ovviamente 3 si presenterà sul mercato con tariffe molto più aggressive rispetto a quelle che hanno provocato numerose proteste in rete. “Per gli abbonamenti ci porremo su fasce di prezzo meno onerose del 25-30% sia in termini di minuti sia di megayte”.
Per le ricaricabili, l’amministratore delegato di H3g, parla di una “cifra vicina ai novanta euro, contro i 499 e i 569 euro di Tim e Vodafone, di fronte a un impegno ragionevole di ricarica di dieci-venti euro al mese”.

Update: Macity conferma.

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Ha già detto Suz. In merito aggiungo una sola considerazione lato Apple: l’affermazione di Steve Jobs che l’iPhone non sarebbe stato venduto a un prezzo superiore ai 199 dollari è una delle panzane più colossali, sciocche e inutili che sia stata detta sul pianeta di fronte a un numero così alto di testimoni. Una “promessa” che, oltre che falsa, suona di una stupidità colossale: perché la domanda prima che viene in mente è proprio “perché?”, considerando che il disvelamento sarebbe stato così repentino e pubblico?

Già: “perché” è la domanda che più di ogni altra si affaccia in qualunque discorso sul terminale made in Cupertino. E non tanto perché comprarlo in relazione alle sue caratteristiche tecnologiche : è un telefono, ha alcune feature che possono essere interessanti per alcuni e disutili per altri e poi, e che diavolo: uno sarà ben libero di sprecare i suoi soldi dove e come vuole, come giustamente sottolinea anche Enrico. Ma gli altri perché si accavallano: perché tariffe così alte, perché così tanta omertà in questi giorni da parte degli operatori telefonici, perché  un accordo di cartello così evidente non viene stigmatizzato da nessuno, perché un utente dovrebbe pagare tariffe più alte solo in funzione dell’avere un terminale piuttosto che di un altro (la non neutralità della bolletta qualcuno me la dovrà davvero spiegare…)?

Soprattutto perché questo succede qui, Sistema Solare, pianeta Terra, Italia? Provo a fare un paio di illazioni, andando oltre il dato strettamente tecnico che se no continuiamo a fare le pulci a un coso grosso più o meno come un pacchetto di sigarette che avrà comunque un impatto sulle nostre vite infinitamente minore rispetto a quello di un pacchetto di sigarette (che, almeno, si sa fanno male e chi come me continua a spendere 3,80 euro al giorno per 365 giorni l’anno= 1387 euro l’anno, ovvero un paio di iPhone più un iPod Touch, toh!, oltre a non sentirsi e non essere particolarmente intelligente può solo numericamente servire come dato statistico per giustificare il fatto che, come si diceva qualche riga fa, ognuno può buttare i suoi soldi come vuole).

Interfacce, possibilità d’uso, connettività… Mettiamola così: a me quel coso piace e soddisfa le mie voglie e i miei bisogni. Non ho necessità di un utilizzo così performante della mail push, se no mi butterei su un Blackberry a occhi chiusi (e il nuovo Bold mi pare ottimo), dato che il pacchetto MobileMe non credo sarà mai in grado di sostituire l’offerta di Rim. In realtà la cosa che maggiormente mi avrebbe attratto (sono già alle prese con il condizionale) oltre l’interfaccia, oltre l’estetica, oltre le varie possibilità offerte dalle Apps, sarebbe stata la connettività wi-fi.

Ovvero, qui, Sistema Solare, pianeta Terra, Italia, un miraggio. Una visione mancata che costringe al traffico dati e quindi agli abbonamenti, e quindi alle scandalose tariffe di Tim e Vodafone, pessime comunque in qualsiasi contesto per il traffico dati, indecenti – perché? – in relazione all’iPhone. Che però da il suo meglio se usato in un certo modo. Vivo in costante simbiosi con uno zaino che contiene un Macbook e buttarci dentro una chiavetta – situazione in cui le tariffe cambiano pesantemente (perché?) – non è che sia una scomodità. L’iPhone sarebbe stata (acc, di nuovo il condizionale) una comodità… Ma non lo sarà.

Non lo sarà anche perché il tessuto industriale, economico e politico (specifica: un’accezione brutta, quasi ostile, del termine, dovendoci noi dimenticare, oltre che l’iPhone, anche che  la politica vera è una cosa bella) di questo paese, che da sempre pare pronto a distruggere qualsiasi possibilità di crescita e investimento, non è in grado di progettare neppure una politica dei consumi sana.

L’Italia, dopo aver deliberatamente ucciso dagli anni sessanta interi settori della ricerca scientifica in cui era all’avanguardia, vede nell’approccio degli ultimi due governi (tocca dirlo: di tutti e due) alle nuove tecnologie uno scenario povero di visione, di preparazione e ricco di improvvisazione retorica e inutilità. Suicidi assistiti, occasioni mancate e fallimenti procurati, un ceto politico e un management culturalmente raffazzonato e di una povertà intellettuale imbarazzante, privo di un progetto di sviluppo condiviso, indifferente ai problemi ma mai insensibile ai legami clientelari con singoli gruppi di pressione, incapace quindi di dare risposte istituzionali all’esigenza di articolazione del sistema ricerca propria dei paesi industrializzati (università, enti pubblici, ricerca industriale), alla crescente necessità di una politica pubblica complessiva, al bisogno di spazi di autonomia. Un paese di bottegai e non di imprenditori, dove la ricaricabile è il pendant telefonico del precariato lavorativo. Un paese dove l’innovazione tecnologica – impossibile strutturalmente – viene usata per la spremitura ultima del consumatore del momento: vuoi l’iPhone? Strapagalo. Perché? Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi.

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Qui si sottoscrive il parere di Phonkmeister e Mante sui piani tariffari legati all’iPhone di Tim. Con la correzione del titolo e una piccola considerazione, massimalista, generalista e di basso livello, come tutta l’economia, la politica e la cultura italiana: siamo un piccolo e insignificante nulla.

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E così, come dai post precedenti, prima di partire ecco la preview di qualcosa che vedrete stampato in agosto (sempre che al mare non possiate fare a meno di una buona dose di techno-nerd-geekaggine).

La miglior tariffa: sogno, desiderio, ambizione ma più spesso incubo, paura e delirio di chiunque possegga un cellulare. L’offerta è disorientante: possibilità innumerevoli e ramificate, tutte rigorosamente pubblicizzate su cartelloni da una ventina di metri quadri ma determinate da clausole in cirillico corpo 4 macerate in calce a pagine costruite appositamente per farci crollare addormentati intorno alla terza riga. Ricaricabili, offerte speciali sulle ricaricabili, offerte speciali sulle offerte speciali. E poi ci sono gli abbonamenti: con cellulari in regalo, in comodato, in vendita, a prezzi scontati, di nuovo una sarabanda di possibilità a seconda delle opzioni del piano tariffario prescelto.
Sotto le grinfie di tutti son passato: l’intero arco costituzionale della telefonia: da Wind a Vodafone, da 3 a Tim, usufruendo di portabilità e poi scoprendo che non era più possibile usufruirne, capendo a volte ma soprattutto non capendo e accettando, a capo chino, che i Belzebù della Telefonia Cellulare disegnassero di volta in volta il mio destino, prono ai loro voleri sommi.
Ma verrà il giorno, mi dicevo: arriverà l’iPhone e tutto sarà bellissimo, tutto dovrà cambiare. Apple ha convinto AT&T: piegherà anche i nostrani i molossi della telefonia cellulare. E invece no: gattopardescamente tutto cambia ma nulla cambia, nell’italiota mercato della telefonia cellulare. L’unica certezza è che lo voglio. L’ho atteso senza invidie, poco confidente nei primi modelli in genere e comunque impedito dalla mancata commercializzazione. Ma ora sarà mio: è il mio cellulare, smartphone, iPod, navigatore, “coso” che mi serve, ha le qualità che considero necessarie. L’11 luglio è vicino, sarà già passato quando leggerete queste righe e l’angoscia che mi assale in questi momenti sarà lontana, ma al momento ho un problema. Un grosso problema: se abitassi in Germani, in Inghilterra o in Spagna non lo avrei: T-Mobile commercializzerà l’iPhone 3G a partire da appena 1€ con piani tariffari da 89€ al mese, mentre a una tariffa più bassa di 29€ al mese l’iPhone costerà 169€. O2 in UK è posizionata su tariffe simili. L’iPhone è gratuito con i piani più costosi, mentre si parla di 99 sterline per il modello a 8GB e 159 per quello da 16 per i piani tariffari meno esosi. Probabilmente sondando un po’ la rete troverei le tariffe del Bangladesh e della Kamchatka, ma io abito sull’italico suolo, in uno dei paesi più avanzati nell’utilizzo del cellulare (e quindi non userò mai la possibilità wi-fi perché qui il wi-fi pubblico non esiste). E qui non si sa nulla!
In realtà non è così vero: so che sottoscrivendo una ricaricabile pagherò 499 la versione a 8 giga e 579 quella da 16 (vorrei sapere chi diavolo comprerà mai quella piccola, la differenza di prezzo non da scampo). Con Vodafone pare pure che si possa prenotarlo, l’iPhone, lasciando una caparra da 100 euro… caparra su quale prezzo, nel caso io voglia sottoscrivere un abbonamento e non voglia la ricaricabile? Curioso: e se poi becco un piano a costo 0 per il terminale, tipo quelli che citavamo prima di T-Mobile e O2? Da Tim invece non si sa nulla. Dopo scoop e pre-annunci (sarà Tim a commercializzarlo, no, forse avrà l’esclusiva solo per un periodo, no, pare che anche 3 vorrebbe…) è calato un silenzio incomprensibile. Quali saranno le strategie commerciali? Esistono? Che cazpita succede?
Il silenzio dei due principali operatori telefonici italiani è incomprensibile soprattutto se rapportato all’immane rumore-caos-casino creato come sempre ad arte da Apple. Che semplicemente siano stolti, vivano in una grotta a Betlemme e non abbiano alcuna percezione del valore del marketing prodotto di Apple? Che pensino che vigili in divisa bianca e donne in bikini valgano – per noi – più della maglietta nera di Steve? E gli annunci e le anticipazioni suggeriti alla stampa prima della WDC al Moscone Center non lo rendono credibile. Che intendano slegarsi dalle dichiarazioni di Jobs e quindi da un prezzo aggressivo per proporci tariffe che economiche par di capire non saranno mai? Mah! Noi saremo anche tutti una massa di post adolescenti in crisi testosteronico-informatica, ma se il barnum creato intorno all’iPhone 3G sa di follia, il silenzio di Tim e Vodafone sa se non di imbarazzo (imbarazzo da quelle parti? Ma dai…) di poca attenzione alla clientela, che comunque sempre sarà, e che non si rischia di perdere. Se di quel che succede a Cupertino abbiamo sempre saputo poco, di quello che succede in casa dei nostri maggiori operatori di telefonia sappiamo ancor meno, insomma! Il nostro destino si sostanzia non sapere un tubo di niente? E sia, ma Jobs ha parlato chiaro: “299 dollari sarà il prezzo massimo di iPhone in tutto il mondo”. Io questo so: abito a Torino, Italia, Mondo. E ho 299 dollari, ovvero 192 euro, sul tavolo. Per ora me ne chiedono 499. Operatore, dove sei? Ti devo parlare. Alla prossima.

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Fumata grigia: annunciati i prezzi dell’iPhone per le ricaricabili, identici a quelli di Vodafone (scioccamente identici: continuo a chiedermi chi comprerà la versione a 8 giga). Il mistero non si infittisce ma continua.

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È curioso come la notizia dell’arrivo ufficiale dell’iPhone non sia più assolutamente una notizia… Stanchezza da ipercomunicazione?

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Lungo articolo di Stefano Carli su la Repubblica di oggi per annunciare lo sbarco dell’iPhone sul nostro mercato. A parte un (tentativo di) rilancio d’immagine del top manager italiano, l’articolo si focalizza su una lunga e dettagliata analisi delle motivazioni per cui Apple avrebbe, convinta dal Nostro, mutato strategia oppure sul fatto che Apple avrebbe cambiato strategia e il nostro si sarebbe trovato lì per caso… non si capisce. Quel che si capisce è che:

2) L’accordo con Telecom Italia non si baserà sulla ‘revenue sharing’: niente più percentuali sul traffico ma un prezzo di vendita più alto. E non di poco.

Ma di questo – ovvero che costerà di più a noi – e del fatto che in mancanza di un chiaro piano tariffario che leghi operatore e telefono in una configurazione (possibilmente flat o comunque passibile di un’economia decente) sempre a noi toccherà pagare di più, si è deciso di non dare spiegazioni. Amen. Dato non interessante. Noi pagare. Basta.

Quindi: complimenti a Jobs, che si arricchirà sempre di più, al Nostro Top Manager per essersi-voluto-trovare-per-caso al posto giusto e speriamo che un blogger di passaggio – volontariamente e senza tesserini e iscrizioni all’ordine dei giornalisti (Grillo con il prossimo V-Day dedicato all’informazione farà anche un’operazione populista e demagogica, ma viene una voglia…) trovi la voglia di spendere un paio di parole al riguardo (tipo: lo compro adesso – in questi giorni in Inghilterra o in Germania è scontatissima la versione Edge – lo cracco e lo uso come un telefono +iPod e per navigare spero in un wifi… oppure qualcosa di più intelligente ma adesso non mi viene…). Ah, il tocco del Nostro è evidentemente di lunga durata ed effetto, e coinvolge anche le raffinate penne giornalistiche nostrane. Infatti il pezzo si chiude con una singolare concordanza grammaticale:

E Telecom Italia si è trovato al posto giusto nel momento migliore.

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